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Genova, la Fondazione Dalmine presenta il podcast “Le mani e la mente”

Venerdì 18 settembre 2026· ore 18:00

Genova. La Fondazione Dalmine (realtà di promozione culturale e tecnologica istituita da Tenaris, azienda del Gruppo Techint) presenta “Le mani e la mente”, il secondo podcast ufficiale, prodotto in collaborazione con l’Istituto Italiano di Tecnologia e già disponibile sul catalogo RaiPlaySound al link raiplaysound.it/programmi/lemanielamente.

Articolato in 12 puntate, propone un’indagine sul rapporto tra tecnica e cultura, mettendo a confronto due ambiti spesso considerati distanti. Ogni puntata presenta un dialogo a due, in cui Peppino Ortoleva, storico della comunicazione, già professore ordinario di Storia e Teoria dei Media all’Università di Torino, interpella ricercatrici e ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia, casa indiscussa della tecnologia, per capire se esista un primato della cultura sulla tecnica o viceversa.

Le voci dell’IIT sono quelle di Monica Gori, Guglielmo Lanzani, Alberto Diaspro e Arianna Traviglia, a cui si aggiunge il direttore di Fondazione Dalmine Manuel Tonolini. In questo contesto Fondazione Dalmine svolge il ruolo di arbitro, caratterizzata dalla sua doppia anima di archivio storico e luogo di formazione sulle materie Stem (Science Technology Engineering Mathematics), discipline considerate strategiche per lo sviluppo scientifico, tecnologico ed economico.

“Le mani e la mente” sarà presentato al pubblico venerdì 18 settembre alle ore 18 alla Società di Letteratura e Conversazioni Scientifiche, presso Palazzo Ducale. Interverranno Peppino Ortoleva e Alberto Diaspro, docente ordinario di Fisica Applicata all’Università degli Studi di Genova e responsabile dell’unità di ricerca Nanoscopy presso l’Istituto Italiano di Tecnologia. Modererà Astrid Serughetti, giornalista e curatrice editoriale del podcast.

Si intitola Le mani e la mente il podcast, già disponibile sul catalogo RaiPlaySound e curato da Fondazione Dalmine, che fa dialogare - in dodici puntate - tecnica e cultura: da una parte Peppino Ortoleva, storico della comunicazione, dall'altra i ricercatori dell'Istituto Italiano di Tecnologia. Viene presentato a Genova venerdì 18 settembre, alle 18, presso la Sala di Letteratura e Conversazioni Scientifiche di Palazzo Ducale.

Il racconto - si spiega - affronta il legame tra sapere scientifico e pensiero umanistico, interrogandosi sulle connessioni possibili tra “le mani”, la tecnica, e “la mente”, la cultura. Oggi si tende a considerare l’arte e la tecnica come due universi separati: una divisione che inizia con la rivoluzione industriale, le macchine e lo sviluppo decisivo della tecnologia e che ai giorni nostri sembra ancora più netta e profonda. Ma può essere che tecnica e cultura siano invece necessarie l’una all’altra?

La puntata “Saperi difficili”, con Guglielmo Lanzani, responsabile dell'unità di ricerca Nanomaterials for Energy and Lifescience di Milano, analizza il tema della comprensione delle materie tecniche e del suo linguaggio, ricco di termini e convenzioni che lo rendono, a volte, poco comprensibile. In “Futuri possibili”, invece, Lanzani parla di fantascienza e f a i conti con un’umanità contemporanea che cambia, trainata da una tecnologia e una scienza che si evolvono con straordinaria rapidità.

“Dubbi e certezze” sono quelli affrontati da Alberto Diaspro, responsabile dell'unità di ricerca Nanoscopy di Genova, a partire dalla domanda: si può pensare che la tecnica, a differenza della cultura, sia un mondo di certezze, di regole da seguire e istruzioni da apprendere? In “Tecnologia Pop”, Diaspro indaga invece la cultura cosiddetta “alta” al confronto con quella “popolare”, più vicina alle persone.

Con “Ibridi” si parla di quelle figure professionali che sanno programmare ma amano la storia dell’arte, costruiscono bracci robotici e leggono Shakespeare, pensano storico e agiscono nel virtuale. Il dialogo è con Arianna Traviglia, coordinatrice del Center for Cultural Heritage Technology di Venezia, e prosegue in “Menti e corpi artificiali”, che sviscera il ruolo dell'intelligenza artificiale, affrontando anche il timore che la tecnologia prenda il sopravvento sul pensiero. Con “Mondi scomparsi”, infine, Traviglia parla del valore della storia nella costruzione di un futuro tecnologico.

Nella puntata “Fare arte, fare tecnica” Monica Gori, che a Genova dirige la Unit for Visually Impaired People , spiega che il cervello non ha né predisposizioni, né vincoli tra cultura e tecnica. Continua poi in “Educare”, ponendo l'attenzione a sistemi di apprendimento differenti dove cultura e tecnica funzionano insieme, con risultati spesso sorprendenti, e in “Donne e uomini”. Così come non esiste una mente più scientifica che umanistica, non esiste un genere che sia predisposto in un senso o nell’altro. Eppure l’esperienza racconta che la tecn

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